LuSea Bee | b. black rain pt. 2
A true story - bra(h).
personal, blog
125
archive,tag,tag-b-black-rain-pt-2,tag-125,ajax_fade,page_not_loaded,,select-theme-ver-2.1,smooth_scroll,fade_text_scaledown,paspartu_enabled,paspartu_on_top_fixed,paspartu_on_bottom_fixed,transparent_content,overlapping_content,small_grid,tpp-masonry-enabled,wpb-js-composer js-comp-ver-5.0.1,vc_responsive

b. Black Rain [pt. 2]

La prima volta che sentì la canzone di India Arie – I am not my hair ero probabilmente troppo giovane per capire l’importanza del perchè una donna nera, famosa, bellissima con i suoi capelli afro dovesse sentire il bisogno di fare “addirittura” una canzone per inneggiare dei cazzutissimi capelli! Sono capelli, chi se ne frega, i miei capelli tanto facevano schifo, pur mettendo creme liscianti per debellare la mostruosità che erano.  Ricordo che per ore insostenibili, mia madre,  mia sorella, e chiperloro mi dicevano “aspetta”! “ASPETTA CAZZO!“. E comprendevo il disagio, ste creme costano, si doveva aspettare che facessero il loro lavoro, che la natura prenda il suo corso. E prontamente credevo di poter finalmente avere capelli da sogno, che fanno “SWISH”, come le ragazze in tivì, come le ragazze in classe, come… BUGIA! Finivo con la scapola bruciacchiata e capelli “nonesense”. Non mi pesava, non troppo insomma. Ero spesso annoiata, mi lamentavo della monotonia che avvolgeva la mia esistenza, finché non sono arrivati loro.

PC & INTERNET A CASA BEE!

Ormai sì può dire che ero nata imparata. Ero su ogni social network (Netlog, Badoo, Hi5, stocazzo), cominciai a scaricarmi musica illegalmente, iniziai ad usare eMule, mi avventurai nel mondo del p2p, a controllare la veridicità dei files scaricati da Limewire. Postavo musica su eSnips. Mettevo musica su 4Shared e Megashare. Facevo CD per amici di mio padre. La musica, la musica mi salvò. Non mi interessavo più dei miei capelli – insomma, relativamente, tanto non potevo farci nulla. Finché non arrivarono loro.

LE PRIME VLOGGERS Youtube PER CAPELLI NATURALI!

E lì capii – basta accontentarsi, ecchecazzo. Guardai un video su YT e capiì che potevo avere molto di più, aspirare a molto di più. Sì, sono solo capelli, ma i miei spezzavano pettini! Cazzo! Basta! Si ricomincia, da zero!

Quindi mi tagliai i capelli. Sembravo un uomo. Brüt diaól!

“Ma stai bene..” “Ma perchè ti sei tagliata i capelli?” “Ricresceranno…” bla, bla e più bla. Ora, mentre metto nero su bianco, comincio a rendermi conto di quanto sia (stata talmente) fragile come persona. “Non mi importa quello che pensa la gente, avrò capelli lunghissimi come la tipa su YT! Vedrete infami!”

Quei capelli non arrivarono mai o meglio, non ero mai contenta e i miei ricciolini se ne accorsero. Non mi cagavano. Facevano di testa loro. (LOL).

Passaranno quasi 5 anni, vari commenti da persone a cui tenevo (negative e positive eh) lasciati alle spalle e uno delle annate più brutte della mia esistenza per capire quale fosse veramente quella mancanza che mi pesava e mi soffocava dal “didentro”.  A quasi ventisei anni, sta cosa dell’accettarsi e amarsi veramente è una vera rogna. È un percorso lungo e tortuoso. Neanche la Nellina è stata capace a prepararmi a sta vita quando mi aveva mollato con quella bomba “Tu da grande sarai una bellissima donna” in classe.

A parer mio è metafora per: “Un giorno sarai (in)cazz(ata)uta e ne avrai abbastanza delle varie situazioni che fanno della tua vita la realtà che conosci. Prima di arrivare a questo punto della tua vita, potrai cominciare ad allontanarti da tutte le cose e persone ed ambienti a cui ti eri abituata. Forse vorrai anzì esigerai cambiamenti drastici. La mediocrità non ti andrà più a genio. Ti guarderai allo specchio e ti farai schifo. Si, schifo. Ogni cosa, ogni persona entrata o che vorrà entrare nella tua vita verrà scrutinata minuziosamente. Ogni evento dovrà servire da monito e lezione. Proverai a piangere certe sere e lacrime non scenderanno e ti incazzerai perché “la natura non sta prendendo il suo corso”! Fallirai, ti dispererai ma col passare del tempo – comincerai ad accettare anche i vari fallimenti per quello che sono. Saprai assaporare al meglio rivincite e prese di coscienza. Dio vuole, ti sveglierai una mattina, sveglierai anche tua sorella e di tua spontanea volontà, vorrai darci un taglio! Vorrai ricominciare da zero. Ma per davvero sta volta. Non per il tuo moroso, non per quel ragazzo per cui hai una cotta, non per seguire una moda, non perchè tu ti sia sentita obbligata di farlo, non per quella YTber di qualche anno fa. Ma perchè ti piacciono veramente tanto le metafore cazzo.”

Da un anno a questa parte, sono felice. Sono veramente felice. E quasi ne ho paura. “Cosa ho fatto per meritarmelo?” è la domanda che mi frulla spesso per la mente. “Qualcuno me la farà pagare in futuro? Il fatto che sia talmente in pace con me stessa?“.

Mi tagliai i capelli quel giorno a Giugno, ero fottutamente decisa. Guardavo il parrucchiere, super entusiasto con l’armatura attaccata in vita – che mi guardava ora titubante, ora eccitato dallo specchio del locale.

“Sei sicura? Sono un sacco di capelli.”  mi chiese. “Sì, taglia tutto!” dissi. Mi sorrise compiaciuto. Credo che quando un/a cliente si rivolge al parruchiere dicendo di “tagliare tutto” sia quasi comparabile a quell’orgasmo fantomatico tanto desiderato per certe donne.

Fu liberatoria. Non l’orgasmo. Non per il parrucchiere. Per me. Tagliarmi tutti i capelli dico. Vedere ogni ciocca cadere al suolo mi fece venire una nostalgia improvvisa. Volevo dirgli di fermarsi ma proprio prima di cacciar parola, sentii una certa leggerezza che ragazzi…che ve lo dico a fà! Finì di tagliarmi i capelli e mi misi a ridere come un’idiota. Si preoccupò il tipo. Si preoccuparono alcune ragazze del salone. Mi preoccupai. Mia sorella mi fissò.

Spacchiu ci sarà stato da ridere?

Capii. Capii e continuai a sorridere.

 

Le persone che scegliamo di far entrare nelle nostre vite, le vastissime scelte, inavvertitamente, trascinano anche le loro vibrazioni dentro di esse. Siate tutti sulla stessa frequenza d’onda. Per me erano capelli, ma questi, come la vita stessa, erano/sono una metafora da districare, come nodi che dovrebbero venire al pettine.

Ps: Fatalità su Spotify, Love Yourself di Mary J. Blige è venuto su. Grazie Universo. Ci sto provando.

Read More