LuSea Bee | Italiano
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b. Black Rain [pt. 2]

La prima volta che sentì la canzone di India Arie – I am not my hair ero probabilmente troppo giovane per capire l’importanza del perchè una donna nera, famosa, bellissima con i suoi capelli afro dovesse sentire il bisogno di fare “addirittura” una canzone per inneggiare dei cazzutissimi capelli! Sono capelli, chi se ne frega, i miei capelli tanto facevano schifo, pur mettendo creme liscianti per debellare la mostruosità che erano.  Ricordo che per ore insostenibili, mia madre,  mia sorella, e chiperloro mi dicevano “aspetta”! “ASPETTA CAZZO!“. E comprendevo il disagio, ste creme costano, si doveva aspettare che facessero il loro lavoro, che la natura prenda il suo corso. E prontamente credevo di poter finalmente avere capelli da sogno, che fanno “SWISH”, come le ragazze in tivì, come le ragazze in classe, come… BUGIA! Finivo con la scapola bruciacchiata e capelli “nonesense”. Non mi pesava, non troppo insomma. Ero spesso annoiata, mi lamentavo della monotonia che avvolgeva la mia esistenza, finché non sono arrivati loro.

PC & INTERNET A CASA BEE!

Ormai sì può dire che ero nata imparata. Ero su ogni social network (Netlog, Badoo, Hi5, stocazzo), cominciai a scaricarmi musica illegalmente, iniziai ad usare eMule, mi avventurai nel mondo del p2p, a controllare la veridicità dei files scaricati da Limewire. Postavo musica su eSnips. Mettevo musica su 4Shared e Megashare. Facevo CD per amici di mio padre. La musica, la musica mi salvò. Non mi interessavo più dei miei capelli – insomma, relativamente, tanto non potevo farci nulla. Finché non arrivarono loro.

LE PRIME VLOGGERS Youtube PER CAPELLI NATURALI!

E lì capii – basta accontentarsi, ecchecazzo. Guardai un video su YT e capiì che potevo avere molto di più, aspirare a molto di più. Sì, sono solo capelli, ma i miei spezzavano pettini! Cazzo! Basta! Si ricomincia, da zero!

Quindi mi tagliai i capelli. Sembravo un uomo. Brüt diaól!

“Ma stai bene..” “Ma perchè ti sei tagliata i capelli?” “Ricresceranno…” bla, bla e più bla. Ora, mentre metto nero su bianco, comincio a rendermi conto di quanto sia (stata talmente) fragile come persona. “Non mi importa quello che pensa la gente, avrò capelli lunghissimi come la tipa su YT! Vedrete infami!”

Quei capelli non arrivarono mai o meglio, non ero mai contenta e i miei ricciolini se ne accorsero. Non mi cagavano. Facevano di testa loro. (LOL).

Passaranno quasi 5 anni, vari commenti da persone a cui tenevo (negative e positive eh) lasciati alle spalle e uno delle annate più brutte della mia esistenza per capire quale fosse veramente quella mancanza che mi pesava e mi soffocava dal “didentro”.  A quasi ventisei anni, sta cosa dell’accettarsi e amarsi veramente è una vera rogna. È un percorso lungo e tortuoso. Neanche la Nellina è stata capace a prepararmi a sta vita quando mi aveva mollato con quella bomba “Tu da grande sarai una bellissima donna” in classe.

A parer mio è metafora per: “Un giorno sarai (in)cazz(ata)uta e ne avrai abbastanza delle varie situazioni che fanno della tua vita la realtà che conosci. Prima di arrivare a questo punto della tua vita, potrai cominciare ad allontanarti da tutte le cose e persone ed ambienti a cui ti eri abituata. Forse vorrai anzì esigerai cambiamenti drastici. La mediocrità non ti andrà più a genio. Ti guarderai allo specchio e ti farai schifo. Si, schifo. Ogni cosa, ogni persona entrata o che vorrà entrare nella tua vita verrà scrutinata minuziosamente. Ogni evento dovrà servire da monito e lezione. Proverai a piangere certe sere e lacrime non scenderanno e ti incazzerai perché “la natura non sta prendendo il suo corso”! Fallirai, ti dispererai ma col passare del tempo – comincerai ad accettare anche i vari fallimenti per quello che sono. Saprai assaporare al meglio rivincite e prese di coscienza. Dio vuole, ti sveglierai una mattina, sveglierai anche tua sorella e di tua spontanea volontà, vorrai darci un taglio! Vorrai ricominciare da zero. Ma per davvero sta volta. Non per il tuo moroso, non per quel ragazzo per cui hai una cotta, non per seguire una moda, non perchè tu ti sia sentita obbligata di farlo, non per quella YTber di qualche anno fa. Ma perchè ti piacciono veramente tanto le metafore cazzo.”

Da un anno a questa parte, sono felice. Sono veramente felice. E quasi ne ho paura. “Cosa ho fatto per meritarmelo?” è la domanda che mi frulla spesso per la mente. “Qualcuno me la farà pagare in futuro? Il fatto che sia talmente in pace con me stessa?“.

Mi tagliai i capelli quel giorno a Giugno, ero fottutamente decisa. Guardavo il parrucchiere, super entusiasto con l’armatura attaccata in vita – che mi guardava ora titubante, ora eccitato dallo specchio del locale.

“Sei sicura? Sono un sacco di capelli.”  mi chiese. “Sì, taglia tutto!” dissi. Mi sorrise compiaciuto. Credo che quando un/a cliente si rivolge al parruchiere dicendo di “tagliare tutto” sia quasi comparabile a quell’orgasmo fantomatico tanto desiderato per certe donne.

Fu liberatoria. Non l’orgasmo. Non per il parrucchiere. Per me. Tagliarmi tutti i capelli dico. Vedere ogni ciocca cadere al suolo mi fece venire una nostalgia improvvisa. Volevo dirgli di fermarsi ma proprio prima di cacciar parola, sentii una certa leggerezza che ragazzi…che ve lo dico a fà! Finì di tagliarmi i capelli e mi misi a ridere come un’idiota. Si preoccupò il tipo. Si preoccuparono alcune ragazze del salone. Mi preoccupai. Mia sorella mi fissò.

Spacchiu ci sarà stato da ridere?

Capii. Capii e continuai a sorridere.

 

Le persone che scegliamo di far entrare nelle nostre vite, le vastissime scelte, inavvertitamente, trascinano anche le loro vibrazioni dentro di esse. Siate tutti sulla stessa frequenza d’onda. Per me erano capelli, ma questi, come la vita stessa, erano/sono una metafora da districare, come nodi che dovrebbero venire al pettine.

Ps: Fatalità su Spotify, Love Yourself di Mary J. Blige è venuto su. Grazie Universo. Ci sto provando.

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b. Black Rain [pt.1]

Mi ricordo che da piccola, quando mi spazzolavano i capelli capelli di merda, prontamente si spezzava il pettine.

Se. Spezzava. Il. Pettine. ‘mbare!

Non erano capelli i miei, erano nemici con la quale dovevo spesso pateggiare ogni tre per due. Erano i miei Dormammu come per Doc. Strange, ananas per la pizza, olio di palma per la Nutella – esistono e dan fastidio. Sapevo che i miei capelli crespi non erano nella norma. Cioè, avevo attorno persone con capelli soffici e lunghi e trattabilissimi, io no. Non me ne curavo però – ero giovane e tutto era più semplice. Mi trovavo in un diverso contesto sociale e continentale, nulla di strano davvero, vedevo altre con capelli come i miei quindi era tutto regolare.

Poi arrivò il pre-adolescenza e vidi sto ragazzo per cui ebbi la mia prima cotta, si chiamava Davide. Davide mi disse un giorno: “sei carina per essere una ragazza di colore”. Risi, lo mandai anche a cagare se non erro, eppure non capii perchè l’avesse detto. Avevo 12 anni ed ero in Italia da un anno e mezzo.

Ero un maschiaccio, bruttissima a parer mio, totalmente diversa dalle ragazze della mia classe. Erano snelle o formose, avevano capelli corti o lunghi, biondi o castani, sorrisi smaglianti e denti drittissimi. Poi c’ero io – medio alta, snellissima no cazzata, ero un chiodo (lo sono tutt’ora), non trovavamo mai la mia taglia nei negozi, manco nella sezione pe’ bambini! Il naso a patata e denti giganti, storti ma bianchissimi. Mi sentivo strana ma soprattutto mi sentivo un’estranea – ricordo che durante lezioni, facevo comparazioni d’epidermide. Cioè, mi perdevo a fissare la pelle dei miei compagni di classe durante lezioni e guardavo il mio e pensavo: “Mi stai dicendo che siamo tutti uguali? Il sangue è la medesima?? Puttanate!”.

Ad accompagnare i miei anni alle miei erano anche capigliature strane, comprensibili per me e quelli in casa mia, ma fuori è tutto un altro mondo e loro non capiscono un cazzo. Quindi via di nomignoli, altri eran carini, altri – per carità divina!

Poii in mezzo a tutto sto shock culturale, ricordo questa insegnante di Italiano e Storia che mi piaceva tanto – si chiamava Nellina. Nellina era una bellissima donna sui 50 anni su per giù, occhi grigi, capelli bianchi, sempre elegante, c’era una luce bellissima in questa donna. Credo sia grazie a lei che sto pirlo per scrivere (poco importante se sia a cazzo) sia nato. Per stranieri, gli insegnanti tendono a far scrivere di tutto e di più, credo dovrebbe aiutare con la comprensione della lingua (LOL). “Com’è la mia famiglia” “Cos’ho fatto la settimana scorsa”, “Di che colore è la cacca a casa tua” e altre minchiate. Eppure, la mia immaginazione pareva un pozzo senza fine, cosa che, a pensarci, non avevo mai avuto di che confrontarmi quando ero in Nigeria. Tornando a Nellina, ogni cazzata scrivessi, a lei piaceva sempre. Un giorno, durante lezioni, credo stessimo parlando del futuro e del liceo da scegliere subito dopo le medie, ci dava consigli e altro, mi disse che dovevo avventurarmi nel mondo dell’arte. Aveva consigliato il DAMS a Brescia. Quello che mi era rimasta più impressa però, oltre al fatto che pendevo dalle sue labbra e i suoi occhi grigi mi ipnotizzavano, era che mi guardò e dal nulla, mi disse: “tu da grande, sarai una donna bellissima”. Sorrisi. Ero shockata! “Io? Ma mi ha visto? Di cosa caspiterina sta parlando signora mia!?” avrei voluto controbattere, ma taqui e sorrisi, perchè il mio italiano faceva ancora schifo.

Dio se adoravo quella donna!

C’è un seguito, abbiate pazienza. Ascoltate uno dei miei pezzi preferiti di BB King se ciáma Lucille.

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p. Passion, Payne and Demon Preying

Prima di compiere i 18 anni, figa s’ero messa male. Erano tutti più estasiati di me e io invece avevo solo un’inspiegabile angoscia man mano che i giorni si avvicinavano. Me lo ricordo come se fosse ieri per quanto cazzo ero traumatizzata per la maggior età.

“Farai la patente adesso” Boia, che storia.

“Potrai fare tutto ciò vuoi ora, come ti invidio” Sono africana, l’età non fa testo da noi. Povero/a illuso/a.

Il giorno in cui compii 25 anni, mi ero svegliata ed ero già consumata da una tristezza tutto sommato, spiegabile.  Dovevo preparare fin troppi esami e il giorno della scadenza per la borsa di studio era sempre più vicina, vivevo con due donne über 35enni che hanno reso la mia permanenza con loro n’esperienza da incubo (solo a ripensarci mi fa ribrividire – quanta aura negativa posssa emanere la gente ha del raccapricciante) e poi non ci mettiamo pure la relazione che si stava finalmente arrivando agli sgoccioli (e negherò che a definire l’andazzo della fine della storia fosse stato per il semplice fatto che m’aveva  fatto gli auguri 4 giorni prima del dovuto) ed avevo .16 centisimi sul conto in banca (giuro). Ricordo di essermi seduta, ancora in pigiama e ho pianto, avevo il petto pesante ma non riuscivo a piangere in modo soddisfacente! Insomma, trascinavo un macigno emotivo dentro e avevo sto nuvolone nero che mi avvolgeva da fuori. Ero una topa (scus’) in trappola!

Credo che crescere abbia avuto effetti negativi su di me. Scopriì già da giovanissima che il mondo degli adulti, tanto ambito dai miei coetanei, non era cosa per me (povera illusa, lo so). Non so, ma sono cresciuta a pane e realta’, non mi sono mai posta certi problemi, non ho mai chiesto molto, non mi facevo abbindolare facilmente, pochissime favole e non mi dispiaceva, affatto. Poi sono cresciuta….lol.

Ai 16 anni ero un fiume in piena di continue emozioni contradittorie. Trovavo tutto eccitante e al cotempo riuscivo ad annoiarmi un sacco, (sor)ridevo un sacco e mi lamentavo spesso della monotonia che avesse avvolto la mia mera e piccola esistenza. Mi piaceva tutto e non per questo rimanevo senza pensieri e quindi spesso alla domanda “Ma a cosa pensi?” di mia madre, un pò infastidita, rispondevo: “Non pensare che perchè sia piccola non abbia nulla a cui pensare”, lei (ovviamente) mi deriva, “Non devi mica pagare le bollette, non hai figli, ma va a sederti e non rompere il cazzo”, beh, quell’ultima parte me la risparmiava, ma potete ben immaginare. Era come se fossimo tutti esenti dall’avere preoccupazioni prima di avere una certa età. Per carità, non sto cercando di equiparare lo stato d’animo di un ragazzo di 16 anni (in piena salute e tutto quanto) versus il macigno che un uomo di 60 anni deve ingerire dinanzi a problemi, quelli veri – quelli seri. Però épass questo, chi le decide ste cose?

Come scrisse una persona su Twitter, “you are never too young until Life happens to you”.

In sostanza, ad ognuno i suoi complessi, i suoi demoni, i suoi masturbàtion mentale (come le chiamava la nostra professoressa francese). Quando riuscirai ad ampliare i tuoi pensieri oltre le tue aspettative, oltre i tuoi limiti è lì che la vita ti fotte – è lì che cominci ad essere “più matura” dei tuoi coetanei (a qualsiasi età, sia chiara), è lì che comincerai ad avere una diversa ottica riguardanti determinate cose, è allora accorgerai di esserti fottuto il cervello e che ti sei giocata/o la possibilità di essere beatamente ignorante, coglione/a.

Bravo/a!

Io sono cinica ma altre volte, anche no. E’ bello essere in controllo dei propri pensieri e di poterle analizzare, plasmare e avere una presa di posizione su determinate cose – tra sé e sé. Insomma, ogni tanto è frustrante però è anche gratificante. Non so come metterle giù certi pensieri ed opinioni però il semplice fatto di capire ha del magico, ti rivitalizza. La mente mente quando non ti distrae, facendoti credere che tu non possa neanche avere la possibilità di goderti le tue pare mentali. Mente.

Chin Up | Copeland

 

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i. Ikea, iCare

E’ come essere nati a complimenti, schiaffi e cruda realta’ con un cenno piccolissimo di bullismo presentato su un tegame di fede frustrante nel prossimo con accompagnamento in salsa agrodolce di totale, banalissima impossibilita’ di poter cambiare certe situazioni della propria vita.

Ciò che apre questo articolo quasi forzato e struggente è quel che può essere definito, in 1,2, 3 righe e mezzo, la storia della mia esperienza con la crescita, la scoperta e la ricerca di me stessa che a dirla tutta, è ancora in corso.

Per tutta la mia vita, ho sempre pensato di essere un libro aperto, di essere la classica ragazza della porta accanto, la solita, una delle tante insomma. Ho riso e soprattutto ho fatto ridere, mi sono sempre mostrata forte anche quando le cose non andavano come da manuale, non ho mai fatto a botte, perchè non ne sono capace. Sono solare, sono uggiosa, analogicamente sono come il clima Londinese. Sono, ma non troppo, niente di spettacolare. Quasi noiosa.

Invece no.

Secondo un mio ex-coinquilino, posso essere definita una ragazza alquanto complicata (cosa che avevo imparato ad accettare da adolescente, ma non sapevo trapelasse con i miei rapporti interpersonali) ed inscrutabile, misteriosa e sono quasi equo comparabile “ai sciamani che sanno i segreti della vita ma non te lo dicono e quindi ti dicono altre cose usando metafore che possibilmente non c’entrano un cazzo col quesito posto“.

C’avete capito qualcosa? No? Manco io e mi piace!

Una mia cara amica invece dice che dovrei “provarmi”, cioè uscire dal mio corpo, frequentare e parlare con me stessa e mi adorerei come mi adorano loro. Lei è tenera e credo sia solo una carineria o forse no, in ogni caso, ciò mi ha solo fatto riflettere sulla percezione che abbiamo di noi stessi ovvero che il più delle volte è quasi sempre sbagliata.

E’ come quella bellissima pubblicita’ della Dove…ahhh, non ve lo sto neanche a spiegare (cercate invece: “Dove Real Beauty Sketches”).

Mi ricordo che gia’ nell’eta’ adolescenziale, alla domanda “come ti descriveresti?” rispondevo sempre “Io non posso giudicarmi, dovresti chiederlo ad altre persone”. Io, allora, lo dicevo poichè lo consideravo una domanda scomoda, evitavo sempre di dire cose non veritiere (su mio conto – tirar acqua al mio mulino come si suol dire) non perchè avessi una percezione negativa di me, ma perchè credevo potessero essere smentita da persone che supponevo mi conoscessero realmente, ora sono più che certa che ero solo ingenua, nessuno ti conosce a pieno indi per cui, è cosa buona e giusta fidarsi ed imparare ad essere autocritici, essere aperti a critici e non snobbare le analisi date dai bambini (e altri aggiungevano, dagli ubriachi).

Io, alla domanda “Come Ti Descriveresti?non saprei minimamente rispondere qualche cazzata ora saprei dire, essere adulti comporta un sacco di responsabilità da vari fronti e a me ha sempre spaventato per esempio. Si tratta di andare alla ricerca del proprio IO è un viaggio lungo e tortuoso perché oltre a trovarla bisogna accontentarsi ed adattarsi. E non tutti sono pronti per guardarsi allo specchio effettivamente.

Purtroppo, io non sono tutti e finalmente ho imparato, a malincuore, ad essere pronta.

 

Color Me Badd – I Wanna Sex You Up [1991]

 

Lemar – Tick Tock [2006]

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