LuSea Bee | b. Black Rain [pt.1]
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b. Black Rain [pt.1]

Mi ricordo che da piccola, quando mi spazzolavano i capelli capelli di merda, prontamente si spezzava il pettine.

Se. Spezzava. Il. Pettine. ‘mbare!

Non erano capelli i miei, erano nemici con la quale dovevo spesso pateggiare ogni tre per due. Erano i miei Dormammu come per Doc. Strange, ananas per la pizza, olio di palma per la Nutella – esistono e dan fastidio. Sapevo che i miei capelli crespi non erano nella norma. Cioè, avevo attorno persone con capelli soffici e lunghi e trattabilissimi, io no. Non me ne curavo però – ero giovane e tutto era più semplice. Mi trovavo in un diverso contesto sociale e continentale, nulla di strano davvero, vedevo altre con capelli come i miei quindi era tutto regolare.

Poi arrivò il pre-adolescenza e vidi sto ragazzo per cui ebbi la mia prima cotta, si chiamava Davide. Davide mi disse un giorno: “sei carina per essere una ragazza di colore”. Risi, lo mandai anche a cagare se non erro, eppure non capii perchè l’avesse detto. Avevo 12 anni ed ero in Italia da un anno e mezzo.

Ero un maschiaccio, bruttissima a parer mio, totalmente diversa dalle ragazze della mia classe. Erano snelle o formose, avevano capelli corti o lunghi, biondi o castani, sorrisi smaglianti e denti drittissimi. Poi c’ero io – medio alta, snellissima no cazzata, ero un chiodo (lo sono tutt’ora), non trovavamo mai la mia taglia nei negozi, manco nella sezione pe’ bambini! Il naso a patata e denti giganti, storti ma bianchissimi. Mi sentivo strana ma soprattutto mi sentivo un’estranea – ricordo che durante lezioni, facevo comparazioni d’epidermide. Cioè, mi perdevo a fissare la pelle dei miei compagni di classe durante lezioni e guardavo il mio e pensavo: “Mi stai dicendo che siamo tutti uguali? Il sangue è la medesima?? Puttanate!”.

Ad accompagnare i miei anni alle miei erano anche capigliature strane, comprensibili per me e quelli in casa mia, ma fuori è tutto un altro mondo e loro non capiscono un cazzo. Quindi via di nomignoli, altri eran carini, altri – per carità divina!

Poii in mezzo a tutto sto shock culturale, ricordo questa insegnante di Italiano e Storia che mi piaceva tanto – si chiamava Nellina. Nellina era una bellissima donna sui 50 anni su per giù, occhi grigi, capelli bianchi, sempre elegante, c’era una luce bellissima in questa donna. Credo sia grazie a lei che sto pirlo per scrivere (poco importante se sia a cazzo) sia nato. Per stranieri, gli insegnanti tendono a far scrivere di tutto e di più, credo dovrebbe aiutare con la comprensione della lingua (LOL). “Com’è la mia famiglia” “Cos’ho fatto la settimana scorsa”, “Di che colore è la cacca a casa tua” e altre minchiate. Eppure, la mia immaginazione pareva un pozzo senza fine, cosa che, a pensarci, non avevo mai avuto di che confrontarmi quando ero in Nigeria. Tornando a Nellina, ogni cazzata scrivessi, a lei piaceva sempre. Un giorno, durante lezioni, credo stessimo parlando del futuro e del liceo da scegliere subito dopo le medie, ci dava consigli e altro, mi disse che dovevo avventurarmi nel mondo dell’arte. Aveva consigliato il DAMS a Brescia. Quello che mi era rimasta più impressa però, oltre al fatto che pendevo dalle sue labbra e i suoi occhi grigi mi ipnotizzavano, era che mi guardò e dal nulla, mi disse: “tu da grande, sarai una donna bellissima”. Sorrisi. Ero shockata! “Io? Ma mi ha visto? Di cosa caspiterina sta parlando signora mia!?” avrei voluto controbattere, ma taqui e sorrisi, perchè il mio italiano faceva ancora schifo.

Dio se adoravo quella donna!

C’è un seguito, abbiate pazienza. Ascoltate uno dei miei pezzi preferiti di BB King se ciáma Lucille.

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